Guida completa all'oro

Guida completa all’oro

Che cos'è l'oro? Come si forma? E da dove viene?

Sembreranno domande banali e scontate... ma non lo sono affatto, credetemi!

L'oro, dal latino “aurum”, è un elemento chimico semplice, indicato con Au e con numero atomico 79 nella "Tavola periodica degli elementi" (o tavola di Mendeleev), ed è uno dei metalli più importanti e preziosi della storia.

Rappresentazione dell'oro nella "Tavola periodica degli elementi"
(Image courtesy by Prontuario Online)

L’oro ha un'origine affascinante che risale a eventi cosmici catastrofici avvenuti miliardi di anni fa. Ecco come si forma e da dove proviene:

Origine Cosmica dell’Oro

L’oro non si forma naturalmente sulla Terra, ma è il risultato di processi astronomici estremamente energetici. Esistono due teorie principali sulla sua origine:

  1. Esplosioni di Supernove: Durante la fase finale della vita di una stella massiccia, avviene un’esplosione chiamata supernova. Questo evento genera temperature e pressioni così estreme da permettere la fusione di elementi più leggeri in quelli più pesanti, come l’oro.

  2. Collisione di Stelle di Neutroni: Una delle teorie più accreditate oggi suggerisce che la maggior parte dell’oro dell’universo sia stata creata quando due stelle di neutroni (resti ultra-densi di stelle collassate) si scontrano. Questo processo, noto come nucleosintesi rapida (r-process), genera enormi quantità di elementi pesanti, inclusi l’oro e il platino.

Dopo questi eventi cosmici, le particelle d’oro si diffondono nello spazio e, nel corso di miliardi di anni, si aggregano con la polvere e i gas che formano nuovi sistemi solari, compresa la Terra.

L’Oro sulla Terra

Quando il nostro pianeta si è formato circa 4,5 miliardi di anni fa, l’oro era presente nel materiale primordiale. Tuttavia, la maggior parte dell’oro terrestre è finita nel nucleo, poiché era attratta dal ferro fuso durante la formazione del pianeta. La maggior parte dell’oro disponibile oggi sulla crosta terrestre è arrivato successivamente attraverso impatti meteoritici avvenuti milioni di anni dopo la formazione della Terra.

Dove si Trova l’Oro Oggi?

L’oro si trova in diverse forme geologiche sulla Terra:

  • Depositi primari (lode gold): L’oro si trova in vene di quarzo all’interno di rocce magmatiche e metamorfiche.
  • Depositi secondari (placer gold): L’oro, essendo un metallo pesante, viene trasportato dall’erosione e dai fiumi, accumulandosi in depositi alluvionali sotto forma di pepite o polvere.
  • Oro nei minerali: Talvolta l’oro è legato a minerali come la pirite o l’arsenopirite, e viene estratto attraverso processi chimici.

La purezza dell'oro

L'oro presenta una serie di caratteristiche che lo contraddistinguono da gran parte dei metalli presenti in natura. In primo luogo, allo stato puro, senza cioè un contenuto neanche minimo di altri metalli, l'oro è quasi del tutto incorruttibile. Ciò significa che nel tempo non perde la sua forma originaria, non arrugginisce e non si ossida, se non a contatto con poche sostanze reagenti. L'oro è anche un buon conduttore di energia e calore e presenta una delle densità più alte in natura, rendendolo più facilmente trasportabile e conservabile.

In aggiunta, l'oro è un metallo estremamente duttile, cioè malleabile, tanto che la lavorazione risulta difficile senza legarlo ad altri metalli, come per esempio il rame o l'argento (la combinazione con altri metalli prende il nome di lega). In base alla quantità di metallo diverso dall'oro presente nella lega questa assume un colore diverso, ma soprattutto un valore diverso.

Per definire la purezza della lega si utilizza il carato (abbreviabile in k o Kt), che corrisponde a 41,6 millesimi di grammo d'oro presente nella lega. Il numero di carati indica quindi quanto oro è presente nella lega.

La purezza dell'oro può essere  espressa anche in millesimi, che rappresentano le parti di oro puro in mille parti di lega.

La purezza viene chiamata anche finezza o titolo dell’oro.

Carati Millesimi Percentuale di oro presente
24 Kt 999,9‰ 99.9%
22 Kt 917.0‰ 91.7%
21 Kt 900.0‰ 90.0%
18 Kt 750.0‰ 75.0%
14 Kt 585.0‰ 58.5%
10 Kt 417.0‰ 41.7%
9 Kt 375.0‰ 37.5%
8 Kt 333‰ 33.3%

L'oro a 24 carati, detto anche "oro fino" o "oro puro", è solitamente utilizzato per oggetti da investimento, come lingotti o monete, mentre l'oro utilizzato nella fabbricazione dei gioielli è prevalentemente a 18 carati, in quanto più facile da lavorare. Quando si ha a che fare con oro a 18 carati e di tutte le altre carature inferiori, si parla di "oro legato".

I colori dell'oro

Quanti sono i colori dell’oro? La risposta più comune a questa domanda è tre: oro giallo, oro bianco e oro rosa, i più diffusi nella gioielleria. In realtà, sono ben nove, anche se alcuni di questi sono poco usati, e comprendono sfumature che vanno dal rosso al verde, dal viola al blu, fino al nero. Allo stato naturale l’oro è giallo: gli altri colori (a eccezione del nero, che richiede altri trattamenti) si ottengono unendo all’oro altri metalli.

I tre colori più diffusi dell'oro: giallo, bianco, rosa
(Image courtesy by Chimento)

I colori classici

Oro giallo. È il colore più simile a quello dell’oro naturale ed è il più tradizionale e amato per i preziosi. L’oro giallo è composto dal 75% di oro, unito con argento (7-12%) e rame (13-18%): la percentuale di questi due metalli dipende dall’intensità del giallo che si vuole ottenere. Aumentando la quantità di argento, infatti, il colore dell’oro sarà più chiaro.

Oro bianco. Al secondo posto, tra i colori dell’oro più diffusi in gioielleria, c’è l’oro bianco, ottenuto con un 25% di nichel, argento o palladio. La lega con il nichel è più resistente, mentre quella con il palladio la rende più malleabile. Per aumentare la lucentezza dei gioielli in oro bianco si usa spesso sottoporli a un trattamento di rodiatura.

Oro rosa. Molto apprezzato nella Russia dell’Ottocento, l’oro rosa era poi scomparso dalla gioielleria moderna, ma è tornato di moda da diversi anni. Si ottiene unendo all’oro giallo il 20% di rame e il 5% di argento.

I colori insoliti (o meno comuni)

Oro rosso. È meno utilizzato dell’oro rosa, ma la composizione è simile: cambia la percentuale di rame, che sale al 25% e dona quindi un colore più intenso.

Oro verde. Un colore apparentemente insolito, ma già noto nell’antichità: per ottenere il verde basta infatti legare l’oro puro con l’argento e il rame, nella stessa quantità (12,5% ognuno). Modificando le percentuali di argento e rame e aggiungendo una piccola quantità di cadmio si rende più intensa la sfumatura di verde.

Oro viola. Chiamato anche oro ametista, è una lega di oro e alluminio. L’oro viola non viene però usato spesso per creare gioielli, perché, a causa del processo di fusione e di lavorazione dei metalli, risulta molto più fragile degli altri tipi di oro.

Oro blu. Dall’unione di oro e ferro nasce l’oro blu: la sfumatura deriva da un trattamento termico che ossida gli atomi di ferro sulla superficie dell’oro. L’oro blu si può ottenere anche da una lega con due metalli rari, il gallio e l’indio. Anche in questo caso si tratta di un materiale fragile.

Oro grigio. Si ottiene unendo oro e palladio, oppure argento, con l’aggiunta di manganese, che dona al metallo la sfumatura grigia, molto apprezzata nei gioielli contemporanei.

Oro nero. È l’unico, tra i colori dell’oro, che non si ottiene da una lega con altri metalli, ma da trattamenti chimici: la superficie dell’oro, infatti, viene scurita con un bagno galvanico che utilizza rutenio, cromo o cobalto. Più di recente, si è raggiunto lo stesso risultato attraverso la creazione, grazie a tecnologie 3D e laser, di nanostrutture metalliche che vengono fissate sull’oro.

La marchiatura (o marcatura, punzonatura) dell'oro

Nella lavorazione dei metalli, il termine punzonatura sta ad indicare la tecnica con la quale si imprime sull’oggetto il marchio identificativo del materiale.

La legge italiana – e le normative europee vigenti – impongono l’obbligo di marchiare secondo codici prestabiliti i metalli preziosi come il platino, palladio, oro e argento, così da renderne subito riconoscibile caratteristiche e provenienza.
Oro e argento, che siano puri o in lega, devono riportare nel marchio sia il codice di identificazione (che ne certifica la provenienza) che la quantità in millesimi del prezioso contenuto.

In Italia la marchiatura dei metalli preziosi è disciplinata dall'articolo n.17 del D.P.R. n. 150 del 2002 e dice che il titolo si appone facendo precedere le cifre indicanti i millesimi e i decimi di millesimo di metallo fine, dai simboli Pt, Pd, Au, Ag, rispettivamente per il platino, il palladio, l’oro e l’argento e facendole seguire dal simbolo ‰. È anche ammesso che il titolo sia espresso sotto forma di frazione, con denominatore 1000 e con la eliminazione del simbolo ‰ ». Questo significa che l’unica punzonatura ammessa sugli oggetti è quella in millesimi e quindi controlliamo che sia scritto, all’interno di una losanga, «Au750‰» o, più semplicemente, «750», qualsiasi altra indicazione sarebbe invece fraudolenta.

Attenzione però ⚠️ Se leggete la scritta “750″ ma non è all’interno del simbolo indicato nella foto qui sotto a sinistra (una losanga) allora il gioiello non è autentico. Fate attenzione anche alle carature esistenti.

Le carature reali esistenti sono:
8 CARATI = 333 MILLESIMI DI GRAMMO = TITOLO 333
12 CARATI = 500 MILLESIMI DI GRAMMO = TITOLO 500
14 CARATI = 585 MILLESIMI DI GRAMMO = TITOLO 585
18 CARATI = 750 MILLESIMI DI GRAMMO = TITOLO 750
22 CARATI = 916 MILLESIMI DI GRAMMO = TITOLO 916
24 CARATI = 999 MILLESIMI DI GRAMMO = TITOLO 999

Inoltre deve essere indicato anche il marchio di identificazione del produttore, si tratta di un poligono al cui interno troviamo una stella a cinque punte con un numero ed una sigla di provincia: il marchio della 8853 S.p.A., ad esempio, è «1748 MI» (esiste una “Guida Generale Marchi di Identificazione” dove sono riportati tutti i marchi identificativi, ed i loro assegnatari, rilasciati in Italia).

Il marchio di identificazione del fabbricante viene assegnato al produttore dall'ufficio metrico (oggi Unità operativa Metrologia legale e sicurezza prodotti) della Camera di Commercio di appartenenza.

Marchio di identificazione del produttore
(Image courtesy by Orovilla / 8853 S.p.A.)
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